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Come cominciare ? Parlare d’arte sembra opportuno, si, ma quale, quello di scrivere, di leggere, di parlare, di vedere le cose, quest’ultimo essendo certamente il più pertinente per questo incontro con Shadya, artista, pittrice.
Dopo vent’anni passati nel mondo dei media, della stampa, della radio e televisione in particolare, ma anche nel design di gioielli, è solo da qualche anno che la sua passione per la pittura si esprime e diventa la sua arte prediletta, l’arte di dipingere, l’arte di condividere un profondo rispetto per la natura che la circonda, attraverso oli astratti, dove possiamo lasciarci sognare in questi paesaggi incerti e sconosciuti.
Una tecnica particolare, fusione fra un percorso accademico ed una sensibilità femminile, che sembra quanto impulsiva che istantanea e che trasmette un’impressione di velocità, di movimenti, di seguito rallentati e immobilizzati da colori naturali e contrasti che differenziano terra e cielo.
Una costante testimonianza di quello che vede, di quello che sente e di quello che intende condividere con noi, una natura forte, intensa e ricca di sensi come l’artista stessa, che riesce a amalgamare nelle sue opere.


WasaPix: Contemplando le sue opere mi chiedo come interpretare questa forma di espressione cosi particolare, cosi personale, un’ambiguità constante fra l’astratto e la natura che ritroviamo in quasi tutte le sue opere, quale è il fattore dominante che ispira questo stile proprio, è definibile ?
SHADYA: Francamente, dipingo, tutto qui. Se ho “la mano”, uno stile identificabile, non ho merito a proposito: sto solo ascoltando la mia mano, la mia anima. La mia mano non fa che trasmettere le emozioni e messaggi che ricevo. Sono, io stessa, solo un canale di trasmissione. E se è vero che sono al limite dell’astratto, si riconoscono sempre gli elementi in questione: il cielo, la terra, l’acqua, il vento. Amo molto il vento. I temporali. Sono onnipresenti nel mio lavoro. Come uno schizzo di vita.

W: Il pubblico svizzero romando La conosce molto bene da anni come personaggio mediatico, Lei pensa che godere di una notorietà, diremo popolare, aiuta al riconoscimento di un artista, della sua opera, del suo reale talento ? O il pubblico sa dimostrarsi esigente e obbiettivo nell’apprezzare le Sue opere, magari non sapendo che dietro il personaggio si nasconde un ex alunna delle Belli Arti di Ginevra ?
S: Ci sono più domande nellasua domanda ! Andiamo per ordine. No, la notorietà non è un pregio: anzi può essere un ostacolo. Ho dovuto lottare per fare capire la verità della mia pittura. Non è stato il capriccio di una “star” romanda. Mi è voluto una tenacità fuori dal comune. Il pubblico ? Il vero sa sempre riconoscere la sincerità. Il peggio, è una cosi detta “intellighenzia”, quella che cataloga gli esseri dentro dei rencinti. Ma ho resistito. In fine, grazie di aver ricordato che mi sono laureata alle Belli Arti di Ginevra, il periodo più felice della mia vita. Questa scelta di dipingere è per me un ritorno alla fonte. Un bisogno di senso.

W: Lei vive a Montreux, piccola città nel cuore del Canton Vaud in riva al Lago Leman, al microclima eccezionale per la zona e il suo Jazz Festival che tutti conoscono. Montreux è riconosciuta come una città calma, pulita, carina e a misura d’uomo. La scelta di viverci è stata determinante in questo impegno artistico per il quale ha sempre tenuta nascosta una passione discreta ma certa ?
S: Si, Montreux ha veramente contribuito alla rinascita e lo sviluppo della mia pittura. Per più motivi: ho trovato qui la pace, la qualità di vita al quotidiano, delle quali avevo bisogno e dunque la possibilità di concentrarmi completamente sulla mia creatività. E inoltre, dal mio laboratorio godo di una vista unica, fonte di ispirazione permanente. Amo questo quotidiano contatto con gli elementi: il cielo, l’acqua, l’aria, le loro mutazioni. Avevo bisogno di questa immensità. E sono fiera di essere artista a Montreux.

W: Lei viaggia ancora spesso e le Sue destinazioni di predilezione sembrano essere tradite dalle sue opere dove possiamo riconoscere certi fiori dei dintorni, i prati del Canton, il cielo sopra le Alpi e anche l’Atlantico. Ci sono anche nelle sue opere dei soggetti più intimi, delle piante tropicali, il mediteranno, qualcosa di più lontano o di più profondo, quale è il contesto naturale che la ispira di più o che vorrebbe poter interpretare in modo più intenso attraverso le sue opere ?
S: Tutto quello che cita e giusto. I miei occhi, il mio vissuto, i miei viaggi, il mio amore per il Mediterraneo, i miei silenzi –perché sono una grande solitaria- in qualche modo fotografano gli angolini di terra che mi sono cari. Vivo in permanenza con i miei occhi. Tutto questo si iscrive dentro di me ed esce attraverso i miei pennelli. Obbedisco alla mia mano ! Cosi, non faccio progetti. La mia pittura non è razionale ne concettuale. E’ istintiva, emotiva, gestuale. Il mio scopo è solo di andare al più profondo della mia verità, della mia tecnica che evolve in permanenza anche se il mio universo rimane personale. E condividere questo. La pittura esiste solo se c’è condivisione. Ricepisco e veicolo delle emozioni.

W: Possiamo notare nelle sue opere, in modo generale, un contesto fiorito, primaverile, estivo e colorato che non potrebbe in nessun modo rappresentare l’inverno o i grigi autunni. Quali sono le Sue fonte di ispirazioni in queste stagione, come le Sue attività artistiche evolvono durante questi periodi chiamati “freddi”.
S: La primavera è più per me un’idea di rinascimento che di stagione. E più spirituale, morale, che stagionale. Anche l’estate, perché simbolizza la plenitudine delle energie. E per dirvi tutto: adoro dipingere in inverno ! E’ la stagione più proficua per la mia espressione artistica. In estate, sto in riva a l’acqua, nuoto mattina e sera, mi immergo nel lago, nel mare, nel cielo e mi ricarico.

W: Quali sono vostri prossimi progetti, mostre, vostri grandi appuntamenti da non perdere nei prossimi mesi ?
S: Chiaramente la mia mostra di nuove opere al sesto MAG (Montreux Art Gallery – Fiera d’Arte Contemporaneo) che si svolge al Centro Congressi di Montreux dal 10 al 14 novembre 2010. Per il resto vi invito a seguire l’agenda del mio sito Web…

W: Ho avuto il privilegio di poter scoprire delle opere diremo più personali che non sono o non saranno mai pubbliche, potrebbe gentilmente privilegiare anche nostri lettori con un anteprima di queste opere che qualche fortunati hanno potuto scoprire durante le giornate porte aperte del Suo laboratorio ?
S: Difficile parlarne ! Ho i miei giardini segreti. Ho delle tele che sono incapace di vendere, che espongo solo nei miei spazi personali o che sono destinate a degli esseri che avranno un’importanza particolare nella mia vita. Credo nei gesti assoluti. Un’artista ha i suoi misteri.
W: Cara Shadya, anzitutto grazie molto per la Sua cortesia e piacevole compagnia, Le lascio, di dovere, la scelta del colore, del paesaggio, della frase, spesso chiamata “l’ultima parola”, per concludere questa intervista e provare di lasciare nostri lettori immergersi in questa natura che può a Suo piacimento metamorfosare, in questo caso con le parole e non con l’olio.
S: Ah, ancora una domanda complicata. Allora, concludero con la mia citazione preferita. Riassume la mia visione, la mia scelta di vita. E tratta da “ Notes sur la peinture d’aujourd’hui” di Jean Bazaine: « La pittura e’ un modo di essere, il tentare di respirare in un mondo irrespirabile.».
Montreux, Svizzera, 25/07/2010
Web: http://www.shadya.ch
Rassegna stampa: http://www.shadya.ch/index.pl?go=presse
E-mail: peinture[at]shadya[dot]ch