
In rosso
Se mi chiedessero di descrivere Cristiano Baricelli attraverso un colore, sicuramente non avrei dubbi nel rispondere il rosso, come la passione che ha per la sua arte, come il mondo spesso un po’ inquietante delle sue opere e come l’ultima sua fatica artistica, Blood serie due.

L’ho incontrato per la prima volta in un caldo pomeriggio estivo. Maglietta nera e scarpe All Star, non un capello fuori posto, con la sua borsa a tracolla, Cristiano sembra uscito da un fumetto manga giapponese.

Genovese di nascita e per scelta, classe 1977. Artista per “scelta” e non per lavoro come ha tenuto subito a specificare. “Voglio sentirmi libero di esprimermi, di creare senza dover sottostare alle richieste di una committenza e senza l’urgenza di dover per forza guadagnare con la mia arte”.

La penna bic nera è la sua migliore amica, con essa da vita ai personaggi delle sue opere. Uomini, donne, bambini, animali emergono dai fogli bianchi con ossessiva precisione, creature quasi infantili che sembrano scaturire da un mondo onirico parallelo. Ogni tratto è minuziosamente tracciato, nulla è lasciato al caso, centinai e centinaia di segni compongono le sue figure.

Si definisce un catalogatore Cristiano, un classificatore ed un archivista e l’impressione che si ha è esattamente questa. Una ricerca che indaga un mondo spesso horrorifico ed inquietante, territorio della paura e del disagio.

La sua formazione come le sue opere hanno un che di anticonvenzionale. Autodidatta, fin dall’adolescenza si nutre dei film di Cronenberg, David Lynch, Peter Greenaway , Stanley Kubrick ed Alfred Hitchcock. Fonte d’ispirazione diviene l’artista surrealista H.R.Giger, creatore del personaggio di Alien. Legge fumetti della casa editrice Bonelli, primo fra tutti Dylan Dog. Si appassiona all’opera di Leonardo Da Vinci e Francis Bacon.
Il 2006 segna una svolta nella sua produzione artistica con la nascita della prima serie di Blood. Il tratto purista della sua penna bic viene contaminato dal sangue del donatore/spettatore che, pungendosi il dito, utilizza il proprio sangue per colorare a piacimento il quadro. “ Ho notato che la maggior parte dei donatori che non si occupano di arte, prova gusto nel bucarsi il dito. Sapere che il disegno macchiato con il proprio sangue, verrà esposto, tocca corde di egocentrismo, vanità e masochismo nel donatore”. Del donatore Cristiano ruba anche il nome con il quale intitola l’opera corredandola con foto e gruppo sanguigno.

Dopo aver parlato a lungo tira fuori dalla sua borsa tre grandi raccoglitori dove con estrema cura conserva una copia fedele dei suoi disegni. Sposto i bicchieri per paura di macchiarli e lui mi dice “non ti preoccupare ne ho altri identici a casa”. La cosa mi incuriosisce e scopro che quella vena ossessiva presente nelle sue opere in realtà non appartiene solo al Cristiano artista. Cristiano è maniacale anche nella vita, raccoglie e cataloga, fanno un doppione di tutto. Mi confessa anche di avere una sana vena di sadismo “Spesso intitolo i miei quadri con i nomi di amici o persone che conosco e mi diverto ad osservare le loro reazioni di fronte ai miei personaggi”.
Mi rendo conto di quanto in realtà il gioco faccia parte di lui e delle sue creazioni. Cristiano gioca con i suoi personaggi, li maltratta e li deturpa, forse un po’ sadicamente ma sempre con un affetto genitoriale. D’altronde chi di noi non ha mai subito le angherie dei giovani genitori?
Prima di salutarci mi lascia una dedica su un libricino. A 007 scrive…ma questa è un’altra storia.
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