
E’ più importante l’opera o l’artista? Chi viene prima, l’uovo o la gallina? Dopo anni di discussioni e teorie all’interno del mondo dell’arte, ieri io ho messo la mia fine alla diatriba, regalandomi una soluzione. Ho visto la luce, sì, ma in questo caso ho visto Salvador Dalì e non Dio.
Ieri sono andata alla mostra dell’artista catalano che si tiene a 50 anni di distanza dalla sua prima personale al Palazzo Reale di Milano. La mostra si apre con un uovo. Forse che sia un modo per parteggiare contro quelli che mettono al primo posto la gallina? Non credo, Dalì và oltre, Dalì non è pazzo. E’ proprio questa piccola frase, posta all’ingresso della mostra, che mi permette già di percepire, nella sua totalità, il genio nascosto dietro quei due baffi, una rondine. Tutti noi conosciamo almeno un quadro di Dalì, come tutti noi ne conosciamo uno di Picasso, Gaugain, Van Gogh o Warhol, ma non tutti conoscono l’artista che si cela dietro: questo perché non sempre risulta necessario. Con Dalì invece lo è. Ho infatti realizzato che, a volte, la persona aggiunge il tassello mancante al puzzle della comprensione di una particolare opera.

Ho fissato per una manciata di minuti abbondanti la Venere di Milo con tiretti che si trova dentro l’uovo, ho combattuto per il posto in pol position di fronte alla statua, ho cercato quel maledetto tassello mancante finito in qualche angolo sperduto della mia ragione, forse finito sotto qualche cuscino o dentro qualche cassetto del cervelletto, ma trovavo solo finti sostituti che mi deviavano verso non so quale soluzione. Proseguo nel caos dell’inconscio e mi trovo a guardare dentro di me, o dentro Dalì. Il paesaggio è il tema della mostra che viene suddivisa secondo quattro punti di vista: lo sguardo rivolto dietro di sé, dentro di sé, oltre di sé fino a raggiungere il silenzio. E’ attraverso il secondo sguardo che capisco dove sono e, a differenza di Alice, trovo la strada giusta che mi porta a spasso per il daliniano paese delle meraviglie.

Sprizzo di gioia quando all’interno delle mostre vengono regalate “oasi video” dove (oltre a riposarti ) puoi sentire e vedere muovere l’artista, ed è proprio in una di queste oasi che ho trovato il tassello mancante. Ho visto il genio in azione, capace di smontare e rivoluzionare i meccanismi dell’espressione, ho visto lo stratega, ho visto il mago svelare il trucco e ne sono rimasta contenta. Dalì era un’opera d’arte vivente, partecipe delle sue creazioni proprio come, citazione doverosa e spontanea, la Baronessa Elsa von Freytag-Loringhoven: una poetessa che non era futurista ma il futuro ( M. Duchamp ). Come la Baronessa anche Dalì viveva immerso nei fondali dell’arte perdendo l’esigenza di tornare a terra e toccare la mortale riva. Dalì era l’alfabeto vivente, il dizionario del suo stesso linguaggio.
Ho quindi trovato la mia personale chiave di lettura della Venere di Milo, ho quindi capito che l’uovo e la gallina non possono essere contrapposti, che l’opera e l’artista si nutrono da uno stesso cordone ombelicale e che questa reciprocità necessaria a volte risulta più evidente che mai. Anzi, a volte è fondamentale riconoscerla per poter completare il puzzle dell’estasi artistica.
Concludo con una piccola nota: sono tornata a casa con una spilla a forma di baffi. Felice come quando mi hanno regalato il vasetto a forma di E.T a 6 anni. Solo per questo vale la pena andarci. Lo so, mi si compra con un niente.

I miei baffi di Dalì | © 2010 WASAPIX/ELEONORA

http://www.mostradali.it
http://www.salvador-dali.org
SALVADOR DALÌ
IL SOGNO SI AVVICINA
Palazzo Reale, Milano
22 settembre 2010 – 30 gennaio 2011
lunedì 14.30 – 19.30
martedì – domenica 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30
La biglietteria chiude un’ora prima
All images courtesy of MOSTRADALI.IT and WASAPIX/ELEONORA